La voce del Volontario 08/09/09

Lettere di Elena Rosati (G.S. Sub Italcable di Roma) e Marta Santuari (Circolo Vivilmare ASD di Roma)

{xtypo_quote}Cari amici e soci della FIAS

Soltanto una settimana fa, lasciavamo l’area di accoglienza “Campo sportivo di Preturo, che da diversi mesi il vostro sforzo e la vostra solidarietà gestivano allo scopo di portare sollievo ai suoi ospiti. Sembra passata un’eternità. Domenica prossima tornerò a trovarli, nella speranza di raccogliere solo buone notizie.

Per coloro che ancora non lo sanno, mia sorella Piera, che viveva nella tendopoli di Monticchio, è finalmente tornata a casa, l’altra sorella, Maria, si sta organizzando per rientrarvi al più presto.

Vi ringrazio per aver dedicato il vostro tempo alla terra d’Abruzzo, lo so non è stata un’impresa facile, così lontano da casa vicino a chi ha perso molto e che spesso non sa più accontentarsi.

Spero che questa esperienza lasci in voi solo un ricordo soave, di quelli che riaffiorano alla mente con un sorriso sulle labbra. Ho la fortuna di non aver perso familiari, amici o conoscenti in questa terribile tragedia, eppure aver perso la mia città, non è meno doloroso. Com’è difficile accettare il suo abbandono. Sotto il cielo azzurro di settembre l’Aquila mi sembra una perfetta estranea. Piazza Duomo era luogo di mercato; alle sette del mattino quando arrivavo per frequentare le lezioni, era tutto un fermento di voci e profumi, un vero raggio di sole per il cuore; ora il suo silenzio, che così profondo cade nell’animo, mi fa male. Il sei Aprile ero a Roma ed ero già sveglia quando la casa ha iniziato a tremare; pensavo “ora smette” ed invece non finiva più. Sapevo che veniva dall’Aquila ed ho vissuto dei momenti terribili nel tentativo di rintracciare la voce dei miei cari al cellulare, mentre l’angoscia di essere una sopravvissuta feriva la mia mente. Ora, quando penso ai giorni di volontariato a Preturo, al vostro zelo, alla vostra amicizia nei confronti di perfetti sconosciuti, i miei ricordi di quella notte si fanno più sottili e nuovi ricordi prendono sempre più spazio; sono quelli che Voi cari amici avete costruito per me con le vostre azioni e la vostra cura.

Non ho avuto il piacere d’incontrarvi tutti, ma non per questo siete a me meno preziosi.

Grazie ragazzi e buon futuro a tutti.

Elena Rosati (G.S. Sub Italcable di Roma)
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Caro Angelo, dopo un periodo di riflessione, mi sono convinta a scrivere qualcosa anche io sull’esperienza vissuta a Preturo.
Perché pensando e ripensando, ho ritenuto che il dialogo, il manifestare le proprie sensazioni, anche per chi come me ne è molto geloso e rispetta comunque le visioni altrui,  può alla fine dare un contributo.
Periodo curioso quello in cui ci siamo trovati a “presenziare” il campo.
Le macerie sono distanti (anche se poi solo sulla carta), ma rimangono quelle negli animi.
Sono oltre quattro mesi che persone COME NOI vivono in uno strano campeggio. Con tutti i limiti del caso.
E’ agosto è vero, ma non ci si trova in un campeggio per libera scelta.
Se non ci si fa caso, le reti intorno, la porta carraia aperta a necessità, non disturbano, ma troppe alternative fuori per molti non ce ne sono. E a chi non verrebbe meno il senso di libertà in questa situazione?

Tutto lo scibile della psiche umana è raccolto in quel microcosmo, peraltro molto molto tranquillo rispetto ad altre realtà della zona.
Tutto concentrato alla fine in pochi metri quadri.
Siamo abituati a muri intorno a noi, a spazi che ci siamo delimitati in modo da vedere solo quando e come ci fa comodo.
Lì al contrario, in qualche modo si è nudi.
La lite condominiale è all’ordine del giorno. Bene, diamogli sfogo. Perché il problema lavatrice è un modo per sentirsi vivi e vivere quella quotidianità che per molti è venuta meno.
Il problema preesistente e radicato naturalmente c’è, e si vede. Va bene anche quello.
Dal bello al brutto c’è l’intera gamma. Ma così come esiste normalmente intorno a noi e spesso facciamo finta di non vedere, di non conoscere.
Sposto ora l’angolo di visuale.

Noi, noi che siamo andati Volontari, a dare il nostro modesto contributo a chi ha molto da fare, molto da recuperare, molto da ricostruire.
Forse mi sbaglio, anzi lo spero, ma: troppe volte ho avuto la sensazione che si andasse lì mascherati da Zorro, Robin Hood concentrati in un salvataggio della popolazione, e peggio (la parte che mi rattrista ancor più) con velleità di giudicare e decidere cosa fosse il meglio.

E’ necessaria l’organizzazione, questo è chiaro.

Un’organizzazione tutto sommato a quel livello impeccabile. Sistemi di comunicazione, burocrazia necessaria a non lasciare cose sospese, inevitabile per non dimenticare. Una burocrazia che cambia con le rapide evoluzioni. Fondamentale e giusta. Se manca l’opportuna comunicazione, l’enorme macchina si inceppa.
Ma non spingiamoci oltre per favore.
Non varchiamo la soglia dell’onnipotenza, né quella del pietismo.
Non a caso ho messo in maiuscolo il “come noi” all’inizio di questa mia. Tutti dotati di due gambe, due braccia (e chi non le avesse è perché come tanti nel mondo le hanno perse) ma soprattutto di un cervello e della propria vita della quale fa e disfa come meglio crede.

Ci sono situazioni molto più in alto di quelle che noi percepiamo che già tendono in qualche modo a far innervosire gli animi. Magari in modo poco chiaro. Non mettiamoci anche il nostro di contributo in questo. Noi che, oltretutto, siamo di brevissimo passaggio.
Non ci troviamo di fronte a strani esseri da fotografare, filmare  ed accudire. Per poi rientrare magari con un trofeo e poter parlare su “quello che è la vita in tendopoli” a mo’ di rientro da un safari.
Così come facciamo, sbagliando parimenti, di rientro da un viaggio in un qualche continente svantaggiato.
E’ per questo che avrei avuto il piacere di andar via in piena notte in modo che, la mattina dopo un’altra persona servisse la colazione, senza che chi fosse lì se ne accorgesse minimente.
Spero solo che il nostro aiuto abbia mandato avanti la macchina dei soccorsi. Per una situazione sicuramente lontana dall’essere considerata conclusa, e che, proprio per questo, non deve essere archiviata.
Un grazie di cuore a tutta la popolazione della tendopoli di Preturo Campo Sportivo, e scuse sentite,  per aver violato, seppur non volendo, quella privacy doverosa ad ogni essere vivente.

Marta Santuari (Circolo Vivilmare ASD di Roma)
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