Polpi, animali a rischio

Non so se potrà mai servire realmente, vista l’indole umana, ma un tentativo per divulgare va sempre fatto. Specie quando si parla del polpo, in assoluto il re degli invertebrati, l’unico dotato di un’intelligenza paragonabile a quella di  un mammifero. Tra gli invertebrati in generale, e i molluschi in particolare, i cefalopodi sono infatti i più evoluti. Letteralmente, cefalopodi significa “con i piedi sulla testa” (da kepahalè – testa e podus – piede) e la cosa ben si addice a quegli animali del mare provvisti di braccia (non tentacoli) che sono direttamente inserite sulla parte anteriore del capo.

Tra tutti i cefalopodi, il polpo è sicuramente il più noto, anche se purtroppo è meglio conosciuto in cucina dove diventa una prelibatezza per molti. Ciò che mi lega alla figura di questo straordinario animale è il suo carisma, il suo fascino,  la sua formidabile simpatia, la sua capacità di interagire. Con membra fluttuanti e muscolatura soda ma ondeggiante, i polpi oggi sono purtroppo in rarefazione, specie nei luoghi dove il consumo alimentare è ancora a livelli troppo alti. Proprio l’estrema rarefazione del polpo comune in Mediterraneo ha fatto nascere la campagna #monitoraggiopolpi2020, promossa dal gruppo facebook Mare Nostrum Wildlife, con la speranza di sensibilizzare gli animi e diffondere, per quanto possibile, nuove idee e nuove proposte riguardo il rapporto tra l’uomo e questo incantevole animale.

Il suo nome scientifico è Octopus vulgaris, che significa “ottopode comune”.

Otto sono infatti le sue lunghe appendici, le cosiddette braccia. Animale sostanzialmente solitario, molto legato al suo territorio, effettua piccole migrazioni stagionali, in risposta alle variazioni di temperatura, essendo inattivo a temperature inferiori a 7 °C. Gli adulti si spostano in acque più profonde all'inizio dell'autunno, seguiti successivamente dagli individui più giovani. Invertebrato con sessi separati, vede i maschi di maggiori dimensioni, con un braccio (detto ectocotile) modificato all'estremità in una sorta di spatola con funzione riproduttiva (introduce lo sperma contenuto in sacchetti – spermatofori - nel corpo della femmina). Il periodo riproduttivo è ila primavera. Le femmine producono da 50.000 a 100.000 uova, di circa 2 mm di diametro, deponendole in cordoni gelatinosi, che attaccano a supporti solidi. Alla schiusa, le larve sono pelagiche, e solo dopo 40 giorni prendono contatto con il fondo. Ho visto spesso polpi con le uova, intenti nella cova all’interno delle loro tane: è uno spettacolo senza eguali. La femmina non si nutre per covare le sue uova, le difende strenuamente, non si muove dal suo posto, ed è disposta a dare la vita per la futura prole.

Osservo polpi da sempre in Mediterraneo e ne studio il comportamento e le abitudini di vita. Ogni giorno scopro qualcosa e assistere, negli anni, alla sua rarefazione, è stato davvero molto triste. Ma ancora oggi la pesca del polpo viene praticata come se nulla fosse, disconoscendo i problemi di sopravvivenza di questa specie. Anche solo il prelievo dei giovani esemplari di Octopus vulgaris lungo le coste, durante l’estate, facili prede di turisti o subacquei senza scrupoli, incide non poco sulla sopravvivenza stessa della specie. Se non ci mettiamo in testa di dover rinunciare all’agire senza criterio il polpo avrà difficoltà serie a resistere su questo pianeta che lo ospita da milioni di anni.

Dalle osservazioni fatte in natura e in cattività, risulta che la dieta del polpo è composta prevalentemente da molluschi bivalvi e crostacei, anche se l’animale non disdegna i pesci e molto altro ancora, adattandosi egregiamente alle situazioni più strane. Con corpo ovale, globoso, quasi a forma di sacco, ha testa e corpo robusti e muscolosi, fusi in una struttura unica chiamata mantello. Ai lati della testa sono sporgenti gli occhi, il pezzo forte di questo animale; piccoli, posti lateralmente e sormontati da due protuberanze, scrutano l’ambiente con estrema attenzione. Al possesso di organi visivi così ben fatti è legato il comportamento vivace ed inquieto di questo bizzarro mollusco cefalopode. L’occhio del polpo somiglia infatti a quello dei vertebrati, anche se funziona in modo lievemente diverso.

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Nella parte posteriore del mantello sono presenti da 7 a 11 lamelle branchiali (non visibili dall'esterno) ed un tubo sifonale dal quale è espulsa violentemente l'acqua per diversi scopi: muoversi nuotando velocemente e, in caso di pericolo, espellere il contenuto della ghiandola dell'inchiostro. Questa tasca contiene una sostanza scura che intorbida l'acqua disorientando l'assalitore e permettendo al polpo di fuggire indisturbato. Grazie al sifone e al suo straordinario sistema di locomozione, il polpo può sollevarsi all'improvviso dal fondo, diventando una saetta e nuotando come nessun altra specie animale; in realtà son veramente poche le volte che il polpo si mette a nuotare e, quando lo fa, compie brevi percorsi per poggiarsi nuovamente sul fondo e ricominciare a nascondersi con il suo imbattibile mimetismo. Il suo è un sistema di propulsione molto moderno: un motore a reazione che lancia acqua sull’acqua, avanzando a scatti e facendo pulsare il sacco. Che emozione vedere un polpo che nuota, inseguirlo fin quando possibile, fotografarlo mentre muove sincroni i tentacoli e quando, sul suo percorso, si sofferma smarrito di fronte al sub che lo osserva, sfiorando il fondo e aprendosi quasi come un paracadute.

Da animale trasformista qual’è, assume un aspetto continuamente mutevole: le sue braccia sono talmente vive e dotate, ciascuna, di vita propria; anche le ventose si muovono indipendentemente una dall’altra, aderendo alle singole pietre con movimenti accorti, misurati, molto delicati; quando si gonfia, il polpo mostra la sua struttura a raggiera, ma solo per poco perché subito si richiude e si raccoglie su se stesso. Incontrarsi sott’acqua con un polpo significa dare un significato all’immersione, interagire con un animale come fosse quasi domestico. Non è raro, quando si riesce a prendere un polpo in mano senza arrecargli troppo disturbo, vederlo mentre si rannicchia su se stesso proteggendosi con i suoi stessi tentacoli, che vanno a disporsi in modo da creare un ammasso rotondeggiante, con le ventose che trattengono qualche pietra per ulteriore camuffamento; su questa “palla di polpo” si intravede, da qualche parte, un piccolo spazio da dove il suo occhio, timidamente, scruta il mondo esterno.

Dal mantello del polpo partono otto braccia, munite di due file di ventose, raggiate e prive di denticoli; le ventose servono per trattenere la preda e, come abbiamo visto, per spostarsi sul fondo attaccandosi al substrato. Le ventose sono organi di senso estremamente sofisticate: il polpo assaggia e percepisce ogni cosa attraverso di esse. Al centro della corona di tentacoli si trova un apparato masticatorio stupefacente, dotato di mascelle a forma di becco ed una radula. La braccia del polpo hanno più o meno tutte la stessa lunghezza, ad eccezione del braccio modificato dei maschi (ectocotile) che è lungo circa il 25% in meno. Maestro nell’arte del mimetismo, questo mollusco può cambiare colore mediante cellule specializzate dette cromatofori, utilizzate per la trasmissione di segnali (corteggiamento, accoppiamento e lotta) e per mimetizzarsi con l’ambiente. La colorazione prende diverse sfumature che varianono dal grigio al bruno, con macchie rossastre o verdastre. La superficie ventrale invece è biancastra ed iridescente. I colori del mollusco non mutano solo in funzione dell'ambiente esterno, ma manifestano addirittura l'umore e, oserei dire, le emozioni. Sulla sua pelle affiorano a tratti tinte diverse, ma anche strutture diverse che variano dal liscio al granuloso, dal gonfio al verrucoso. Queste diversi modi di presentarsi sono stati studiati e catalogati (pattern) per capire e associare ad ogni condizione una diversa emozione.

Sott’acqua tutto è diverso se sorprendi un polpo in tana o libero sul fondo. Il suo aspetto varia moltissimo in funzione della situazione. Un polpo in tana si muove poco se è sicuro del suo rifugio e, al limite, si gonfia un po’ mostrando le sue ventose più grandi e ritirandosi all’interno del suo antro, se necessario. Un polpo a zonzo, se sorpreso, all’inizio tenta di mimetizzarsi nel modo che meglio gli riesce; quando però si rende conto che lo sguardo del sub non molla la presa, sbianca e inizia a muoversi lateralmente con circospezione, guadagnando terreno verso la sua tana. In alcuni casi si alza e nuota per allontanarsi prima, ma poi torna sul fondo e, se capisce il subacqueo è ancora nei paraggi, può anche ricorrere all’uso del nero per confondere l’avversario, cosa che i polpi adulti fanno di rado.

Riguardo le dimensioni, leggende a parte la lunghezza massima raggiunta dal polpo comune in Mediterraneo è di circa 1 m o poco più e il peso raramente supera i 10-12 kg. Frequentatore abituale delle fenditure tra le rocce, il polpo si barrica in tana con pietre, conchiglie vuote e altri oggetti trovati sul fondo, non disdegnando le zone di fondale misto, ma anche sabbioso e fangoso; in questi ambienti, dove costruisce le tane raccogliendo pietre e conchiglie e scavando una sorta di buca sul fondo, risulta facilmente individuabile. L'ingresso della tana, in genere, è riconoscibile anche negli ambienti di scogliera per la presenza di numerosi resti degli animali di cui si nutre (conchiglie di bivalvi, carapaci di granchi e molto altro).

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