Piattaforme Isola del Giglio, un'occasione persa per creare il più grande sito di immersioni al mondo?

Il 13 gennaio 2012 la nave Costa Concordia in navigazione da Civitavecchia a Savona urtò uno scoglio nelle acque dell'Isola del Giglio, riportando l'apertura di una falla lunga circa 70 metri sul lato di sinistra della carena; l'impatto provocò la brusca interruzione della navigazione, un forte sbandamento e il conseguente incaglio sullo scalino roccioso del basso fondale prospiciente Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto, seguito dalla parziale sommersione della nave.

Fu il naufragio della nave passeggeri di maggior tonnellaggio nella storia, causò 32 morti tra passeggeri ed equipaggio. Nel successivo processo, il comandante della nave Francesco Schettino venne condannato a 16 anni di reclusione. Dopo il naufragio, il relitto di Costa Concordia si era mosso di alcuni centimetri a causa del moto ondoso e delle correnti, col rischio di scivolamento lungo il fondale fino alla pianura sottomarina sottostante la scogliera, a 88 m. di profondità, rischiando quindi di sommergersi completamente e complicare le successive operazioni di rimozione ancora da individuare.

Dopo aver esaminato diverse soluzioni venne deciso di recuperare il relitto, rimetterlo in assetto, galleggiamento e di avviarlo a demolizione. L'incarico venne affidato al consorzio fra la società statunitense Titan Salvage, specializzata nel settore e l'italiana Micoperi, leader nel settore di ingegneria O&G offshore.

Le operazioni di rimozione iniziarono il 29 maggio 2012. Sul granito del Giglio vennero piantati 21 piloni di due metri di diametro per nove di profondità sui quali sono poi vennero fissate, alla profondità di 32 metri sei piattaforme d'acciaio larghe fino a 40 metri e che sono l'oggetto di questo articolo. Intorno al relitto vennero collocati 11 blocchi per le torri di ancoraggio. Nel cantiere, durato due anni e mezzo, operarono 30 mezzi navali, furono necessarie oltre 30.000 ore di utilizzo di ROV e lavoro di 120 subacquei per oltre 15.000 immersioni.

Furono costruite strutture di supporto per 30mila tonnellate di acciaio, pari a quattro volte il peso della torre Eiffel. Questo sforzo permise il 19 settembre 2013 di raddrizzare il relitto e successivamente di portarlo in assetto di galleggiamento per trasferirlo a rimorchio a Genova dove la nave era stata costruita e dove venne smantellata. Costa Concordia è stata la più grande nave di cui si sia mai tentato e realizzato il recupero.

Questa la sintesi degli avvenimenti che introducono il tema: Piattaforme Isola Del Giglio, un'occasione persa per creare il più grande sito di immersioni al mondo".
Seguendo il progredire dei lavori di recupero mi era subito apparso evidente che, una volta sgomberato il cantiere dal relitto, ci saremmo trovati a profondità "facili" un sito di immersioni unico al mondo a costo zero. Il mio obiettivo era di riuscire a convincere il Ministero dell'Ambiente a non pretendere lo smantellamento delle piattaforme modificando quindi gli accordi stipulati tra Costa Crociere, società assicuratrici, Ministero e Conferenza dei Servizi Stato/Regione che richiedeva la totale rimozione di queste strutture e il ripristino dei fondali.

Contattai subito il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli cui feci presente le prospettive che si sarebbero offerte alla sua Isola se le piattaforme non fossero state smantellate ma lasciate in situ. Gli citai l'esperienza fatta col relitto della Haven che ha creato un'attività subacquea notevolissima con relativo indotto per Arenzano, cittadina davanti alla quale è affondato. Ortelli si mostrò interessato a avemmo molti contatti volti a finalizzare l'iniziativa.
Contattai inoltre diversi diving del Giglio che ovviamente mi incoraggiarono a portare avanti il progetto. Si formò un comitato di cittadini del Giglio che avevano preso a raccogliere firme perché le piattaforme non venissero smantellate tanto che il Consiglio comunale del Giglio, nell'agosto 2014, approvò una mozione per il loro mantenimento.

In parallelo si muoveva con le stesse finalità Luigi Ruggeri, subacqueo professionista, che costituì nel luglio 2014 l'«Associazione nazionale memoriale della Concordia» con quasi 3mila adesioni tra sommozzatori professionisti e sportivi di tutta Italia.
All'epoca ero, e sono tutt'ora, Direttore dell'Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, organizzazione no profit le cui finalità sono sviluppo, conoscenza e divulgazione delle attività subacquee oltre al conferimento del Tridente d'Oro alle eccellenze distintesi in campo subacqueo. Esposi ai colleghi accademici esperti ecologi, biologi, geologi la mia idea ottenendone l'approvazione.

Nel corso della mia azione dovetti però constatare che esisteva, nelle organizzazioni ambientaliste, una forte opposizione ad affondare volontariamente manufatti come barriere artificiali o, se realizzati per finalità temporanee come le piattaforme del Giglio, a lasciarli in loco e a non smantellarli una volta esaurita la loro funzione. Ad esempio Sebastiano Venneri di Legambiente sostenne che "I fondali del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano non hanno bisogno di interventi artificiali per spingere i subacquei all'immersione. E che, anzi, un precedente del genere sarebbe decisamente pericoloso per tutti coloro che realizzano infrastrutture artificiali in mare. Basti pensare a cosa potrebbe succedere, con questo precedente, a tutte le piattaforme sparse per i nostri mari: ognuna di queste diventerebbe subito la più bella palestra per le immersioni subacquee".

Decidemmo quindi di organizzare il 25 novembre 2014 all'Acquario di Genova un incontro al fine di analizzare da diversi punti di vista il tema generale delle Barriere Artificiali Sommerse, cui le piattaforme del Giglio potevano essere assimilate, invitando i più rinomati biologi marini come i Professori Cattaneo-Vietti e Relini Università di Genova, Ardizzone Università La Sapienza di Roma, Cinelli Università di Pisa e tecnici come il Comandante Calvelli della Guardia Costiera, Rinaldi del Centro Ricerche Marine di Cesenatico e Del Veneziano Istruttore Sub. Erano stati invitati il Ministro dell'Ambiente Galletti e il Governatore della Regione Toscana Rossi ma entrambi, pur apprezzando il tema dell'incontro, non intervennero per altri impegni.
Presenziò come autorità politica il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli che nel suo intervento disse: "Mantenere le strutture d'acciaio subacquee realizzate per il recupero della Concordia non è un regalo ai gigliesi, è per l'ambiente. Il Ministero dell'Ambiente si è espresso due volte a favore della rimozione, nell'imminenza dell'incidente e nel 2014, ma oggi nella comunità scientifica molti e qualificati sono i pareri a favore del mantenimento. Sul fondo del Giglio si trovano attualmente sei piattaforme di acciaio e cemento e 11 anchor block realizzati per ancorare la nave al fondale. Il sì dei biologi conferma che lasciare le strutture aiuta l'habitat, rendendo l'area il luogo della memoria e creando un volano per il turismo subacqueo".

Il Prof. Riccardo Cattaneo-Vietti, all'epoca professore ordinario di Ecologia all'Università Politecnica delle Marche disse: "In questo momento l'Italia ha la possibilità di ritrovarsi, senza alcun costo, una barriera artificiale già costruita e posizionata. Un'opportunità fortuita, offerta dalle piattaforme subacquee costruite all'Isola del Giglio. Demolire queste strutture, oltre all'evidente costo, può essere ancora una volta una fonte di inquinamento per quelle acque. A questo punto, è meglio lasciar fare alla natura". "Dal punto di vista biologico non esistono incertezze" - affermò Giandomenico Ardizzone, professore Ordinario di Ecologia alla Sapienza di Roma e consulente per il piano ambientale all'Isola del Giglio - i substrati sono idonei perché il metallo è facilmente colonizzabile e riesce a compensare la perdita di habitat causata dal naufragio e dai lavori necessari per la rimozione, la fruibilità dell'area è idonea per le immersioni e per la pesca, i gigliesi hanno una percezione positiva del mantenimento delle strutture. Per contro, perché la permanenza possa essere autorizzata è indispensabile un'attenta valutazione della capacità di durata delle strutture, nate per durare un periodo limitato, quindi individuare il soggetto responsabile della manutenzione e della gestione, con gli oneri che ne derivano".

"Prima di tutto - affermò Francesco Cinelli, già professore ordinario di Ecologia all'Università di Pisa - la proposta di smantellare tutto e di riportare il fondale "alle origini", una volta rimossa la Concordia, fu fatta sull'onda dell'emergenza e dello shock dell'evento e di un protocollo firmato in fretta e furia, non conoscendo assolutamente quali sarebbero stati i sistemi di recupero da utilizzare e le relative strutture da mettere a mare. A questo punto la decisione da prendere deve essere invece valutata con grande ponderazione. L'ipotesi paventata è quella non solo di togliere la gran quantità di materiali eterogenei di diversa natura abbandonati sul fondo, e su questo credo che tutti siano d'accordo, ma soprattutto di smantellare anche le piattaforme di acciaio che hanno sostenuto la Concordia fino al suo rigalleggiamento. Riteniamo che questa seconda operazione sia in grado di arrecare ulteriori danni ambientali invece di restituire il fondale nelle condizioni originarie come era stato ipotizzato al momento dell'incidente".

Sul tema delle barriere sommerse esistono nel mondo filosofie molto diverse. "In Giappone, dove si concentra Il 90% di quelle esistenti - affermò Giulio Relini, già professore ordinarlo di Ecologia all'Università di Genova e già presidente della Società Italiana di Biologia Marina - le barriere vengono costruite e sommerse per la pesca professionale, negli Stati Uniti sono considerate una risorsa per il turismo subacqueo".

"A distanza di cinquant'anni dall'Incidente - disse nel suo Intervento Attilio Rinaldi, già direttore dell'ICRAM- Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare - le lamiere contorte del Paguro In Adriatico ospitano straordinarie quantità di pesce, sciami di spigole di grandi dimensioni, orate, grandi predatori e grandi quantità di filtratorl - spugne, anemoni gioiello, ofiure - e intorno cl sono tursiopi e tartarughe. L'effetto, non secondario, di mitigare gli effetti negativi della pesca a strascico. Nel 199511 Paguro stato riconosciuto zona di tutela biologica e dal 2012 "Sito di Interesse Comunitario".

Il Comandante della Capitaneria di Porto Guardia costiera Giovanni Calvelli illustrò i regolamenti vigenti emanati dal suo Corpo In materia di Immersioni ricreative cui devono fare riferimento i subacquei per svolgere la loro attività In ottemperanza alla legge.

La "parabola" della Haven venne raccontata, nella fase conclusiva della conferenza, da Lorenzo Del Veneziano del Centro Sub Tigullio. Partendo dal due giorni di agonia della petroliera che nel 1991 bruciò al largo di Arenzano disperdendo decine di migliaia di tonnellate di greggio, oggi il sito è diventato un paradiso per tutti gli appassionati di subacquea. Il tonno è stanziale da maggio a ottobre e si contano 20mila immersioni "regolamentate" all'anno con un indotto di circa 300 posti di lavoro.
Questi gli atti dell'Incontro, chiari e indiscutibili, malgrado la loro inoppugnabile attendibilità scientifica il Ministero dell'Ambiente non ritenne di ritornare sulle proprie decisioni né di trovare una soluzione di compromesso quale, ad esempio, non smantellare tutte e sei le piattaforme ma lasciarne almeno due una con finalità di palestra di attività subacquee e l'altra come luogo di memoria per la tragedia avvenuta e simbolo dell'impresa ingegneristica compiuta.

Conseguentemente la Costa Crociere, in base agli accordi stipulati, bandì quindi una gara per bonificare l'area interessata dal cantiere, smantellare tutte le strutture in essa insistenti, comprese le famose piattaforme e ripristinare il fondale.

Vi parteciparono 11 società e fu la Micoperi che si aggiudicò il contratto per 75 milioni di dollari. Dopo le operazioni preliminari si procedette a raccogliere i detriti dal fondo, poi i «materassi» di cemento su cui la nave era stata adagiata dopo essere stata raddrizzata e infine al taglio delle piattaforme, l'ultima delle quali venne rimossa il 19 settembre 2015.
Le operazioni si sono concluse ufficialmente il 7 maggio 2018 esattamente sei anni dopo la costituzione del Consorzio Titan-Micoperi.

L'Isola del Giglio forse sarebbe oggi una delle principali destinazioni per i subacquei che, a profondità modeste, avrebbero potuto visitare le testimonianze di un'opera di alta ingegneria che è citata nei libri ma di cui non si è mantenuta nessuna traccia.



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