Reb or not reb: questo è il dilemma

È la domanda che ci siamo posti fin da subito, da quando abbiamo iniziato ad attendere in decompressione gli amici che in circuito chiuso doppiavano i nostri tempi di fondo per poi risalire in barca insieme a noi. Cosa non riesce a fare la pressione parziale dell’ossigeno costante, eh? Tuttavia il passaggio dal circuito aperto al REB, e questo lo abbiamo scoperto soltanto dopo aver intervistato un centinaio di persone, è davvero articolato.

È buffo, ma abbiamo appreso che il REB incontrava il nostro interesse mentre stavamo girando le riprese di Oltre il relitto in Sardegna, il nostro lavoro precedente (Magenes, 2014). Vennero a farci visita due cari amici per darci un aiuto e lì abbiamo intuito ciò che è poi apparso chiaro soltanto dopo. L’immersione con il REB è un altro andare. Un altro viaggio appunto, un percorso ambientato sempre nel medesimo elemento, ma con regole e procedure differenti. In questo progetto alla scoperta del REB, i nostri compagni di viaggio sono forse gli ultimi veri esploratori ad avventurarsi nell’ambiente meno conosciuto al mondo, il mare.

Se poi consideriamo che l’acqua copre circa il 71% del nostro pianeta e che possiamo dire di conoscerne soltanto una piccola parte, molto vicina al 5%, tutto ciò assume un valore rilevante. Essendo il nostro modus operandi molto pragmatico ed empirico, ci siamo confrontati con i più autorevoli subacquei ed esperti di REB,

ai quali abbiamo rivolto alcune domande per entrare nell’affascinante dimensione, quella del REB appunto, tanto amata, discussa e controversa all’interno della comunità subacquea internazionale. Partendo dall’assunto che i nostri interlocutori sono tutti felici e convinti utilizzatori di rebreather, le domande poste loro per entrare in questa dimensione vertono sulla tipologia di rebreather utilizzato e sul perché di tale scelta.

Qualcuno predilige la doppia elettronica, qualcun altro si immerge soltanto con i meccanici o i moltiplicatori di gas, insomma il lettore verrà proiettato nell’affascinante e controverso mondo della subacquea senza bolle e delle sue mille diatribe, che proveremo a rendere comprensibili a tutti, inclusi noi stessi. Una parte del manoscritto è dedicata al percorso che effettua un subacqueo quando si affaccia al mondo del circuito chiuso.

Nella fattispecie ci siamo messi in gioco studiando e analizzando, sotto la guida dei più autorevoli istruttori italiani, le macchine più diffuse al momento evidenziandone i rispettivi punti di forza. Un’ambiziosa avventura alla scoperta del magnetismo che esercitano i REB, con uno sguardo alle procedure e alle macchine più usate dai sommozzatori più apprezzati al mondo: da Leigh Bishop a Roberto Rinaldi e da Jarrod Jablonski a Richie Kohler, senza dimenticare Alessandro Fenu e Casey McKinlay del WKPP e l’olandese Pim Van Der Horst.

E ancora i nostri Aldo Ferrucci, Gigi Casati, Edoardo Pavia, Gabriele Paparo e la lista dei nostri top diver è soltanto all’inizio. Lontano dai luoghi comuni e dalle frasi preconfezionate lette sul web, il nostro coraggioso lavoro trova il suo imperativo categorico nel mostrare i REB per quello che sono realmente: delle fantastiche macchine dalle incredibili potenzialità che, come mai nessun altro strumento in precedenza, hanno integrato l’uomo al Mare. Tratto da Dimesione REB by Argonautikon di D’Aquino, Perozzi, Lucarini

Gigi Casati, Spelosub, Magazine, Grotta, rebreather


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